L’Alba della Storia dell’Informatica – Quando i conti si facevano a mano e qualcuno cominciò a stancarsi
Immagina un’epoca in cui la storia dell’informatica non aveva ancora un nome: niente calcolatrici, niente Excel, niente assistenti vocali che fraintendono pure “imposta la sveglia”. C’erano tavolette d’argilla, sassolini, corde con nodi e tanta, tantissima pazienza. Eppure da quella palestra di sudore mentale è nato tutto: l’idea che i calcoli potessero essere rappresentati, poi standardizzati e infine meccanizzati. Prima che arrivasse la corrente, l’informatica era già un modo di pensare.
Quindi, da dove diavolo arriva l’informatica? Chi ha detto per primo: “basta, voglio far di conto senza perderci la vista”? In questo capitolo mettiamo ordine alle origini della storia dell’informatica fino alla soglia dell’elettricità: abaco, logaritmi, regolo calcolatore, schede perforate per telai, macchine di calcolo meccaniche, architetture visionarie e il primo algoritmo scritto quando le lampadine servivano solo per far luce.
Neolitico, contabilità e memoria corta: come nasce il bisogno di calcolare
Appena l’essere umano inizia a scambiarsi cose sul serio (grano, capre, pelli, promesse), nasce il problema più antico del mondo: ricordare. Taccuini improvvisati, tacche su ossa, segni su argilla, nodi su corde: sono “database” preistorici, fragili ma geniali. Non c’è ancora calcolo nel senso moderno, ma c’è la base: rappresentare quantità con simboli ripetibili. È il momento in cui la storia dell’informatica accende il primo fiammifero: la codifica.
E quando le quantità crescono e gli scambi si complicano, arrivano gli strumenti. Il primo davvero standardizzabile? L’
abaco.
L’abaco non è un giocattolo: è un’interfaccia fisica tra mani e numeri. Colonne per unità, decine, centinaia; perline che scorrono come bit a forza di polpastrelli. Con pratiche standard, romani, cinesi e giapponesi eseguivano somme e sottrazioni a una velocità che oggi farebbe arrossire tanti “esperti di fogli di calcolo”. Ok, adesso siamo seri per 5 righe: l’abaco implementa il sistema posizionale; i riporti e i prestiti sono sequenze codificate di spostamenti. È un algoritmo umano ma rigoroso, già abbastanza vicino al concetto di macchina.
La scorciatoia matematica: logaritmi e regolo, la premeccanica dell’efficienza
John Napier: moltiplicare diventa sommare
All’inizio del Seicento John Napier tira fuori i logaritmi: invece di combattere con prodotti e divisioni, lavori con somme e sottrazioni su esponenti. Con le tavole logaritmiche, astronomi, cartografi e artiglieri accelerano calcoli prima interminabili. Nascono anche le “ossa di Napier”, barrette numeriche che trasformano moltiplicazioni in un puzzle ordinato. Morale: per rendere “computabile” un problema, spesso basta cambiarne la rappresentazione.
William Oughtred: il regolo calcolatore, la calcolatrice dei nonni degli ingegneri
Poco dopo, William Oughtred mette due scale logaritmiche una contro l’altra e inventa il regolo calcolatore. Scorri, allinea, leggi. Per tre secoli diventa lo strumento principe di chi progetta ponti, navi e, più avanti, aerei. Non dà numeri esatti all’ultima cifra, ma livella errori e riduce drasticamente i tempi. È il primo “acceleratore hardware” tascabile della storia dell’informatica, fatto di legno e intelligenza pratica.
Programmare senza elettricità: Jacquard e il telaio che “legge” istruzioni
Nel 1804 Joseph-Marie Jacquard collega al telaio una serie di schede perforate: i fori determinano il disegno del tessuto. In pratica, un programma meccanico. È il colpo di gong che separa per la prima volta istruzioni e macchina su supporti intercambiabili. Con la stessa meccanica puoi “caricare” trame completamente diverse cambiando le schede. Qui la storia dell’informatica smette di essere solo contare e diventa anche controllare.
Pascal e Leibniz: quando i primi nerd si stufano della contabilità manuale
Europa, XVII secolo: tasse, guerre, esplorazioni, astronomia. La domanda non è più “si può contare?” ma “si può contare in fretta e senza errori?”. Ecco due risposte con la firma di due campioni.
Blaise Pascal e la Pascalina (1642): addizioni e sottrazioni senza santi
Blaise Pascal, poco più che adolescente, costruisce la Pascalina per aiutare il padre esattore. È una calcolatrice meccanica a ruote dentate con finestrelle numeriche. Giri una manopola e, grazie a un ingegnoso sistema di riporti, le ruote “trascinano” la cifra successiva proprio come un contachilometri vintage. Risultato: addizioni e sottrazioni meccanizzate, accurate, ripetibili. Limiti? Costo elevato, attriti, difficoltà di produzione in serie: l’idea corre più veloce della metallurgia.
Gottfried Wilhelm Leibniz e la ruota che moltiplica (1673): si alza l’asticella
Gottfried Wilhelm Leibniz non si accontenta. Progetta una calcolatrice basata sulla ruota di Leibniz: un cilindro con dentature variabili che consente non solo somme e sottrazioni, ma anche moltiplicazioni e divisioni come somme ripetute. La fisica dell’epoca gli mette i bastoni fra le ruote (letteralmente), ma il salto concettuale è definitivo: le quattro operazioni elementari entrano nel dominio delle macchine.
Abaco: 478 + 356 in pratica
Imposta 478 (4 perline sulla colonna delle centinaia, 7 sulle decine, 8 sulle unità). Aggiungi 356 partendo da destra: sposti 6 unità; se superi la soglia, azzeri e alzi di 1 la decina; poi aggiungi 5 decine, e così via. Algoritmo umano, ma formalizzato: la storia dell’informatica comincia con le dita, non con i bit.
Pascalina: il balletto dei riporti
Ogni ruota ha 10 denti. Quando oltrepassi il 9, un leveraggio scatta e fa avanzare di uno la ruota successiva. È lo stesso principio del contachilometri analogico. Per sottrarre, inverti il senso o usi un trucco in complemento (a seconda del modello). Difetti? L’attrito è una tassa inevitabile, e all’epoca non c’erano spray miracolosi.
Ruota di Leibniz: moltiplicare come somme ripetute
Regoli una slitta che decide quanti denti agganciare sul cilindro; la manovella trasferisce somme ripetute sul registro dei risultati. Per dividere fai l’operazione inversa con sottrazioni successive, fermandoti quando stai per andare “sotto zero”. Il quoziente è il numero di scatti utili. Elegante, concreto, niente elettricità necessaria.
Charles Babbage: dalla tavola dei logaritmi alla macchina universale (ancora senza corrente)
Charles Babbage si stanca degli errori nelle tavole matematiche e progetta la Macchina Differenziale: uno strumento specializzato per generare polinomi e stamparli senza sbagli. Ma il suo capolavoro è sulla carta: la Macchina Analitica. Lì dentro ci sono già le idee che useremo per un secolo: memoria, unità aritmetica, flusso di controllo, e – grazie a Jacquard – istruzioni su schede perforate. In parole povere: un computer programmabile pensato in un mondo senza prese elettriche.
- Macchina Differenziale: specializzata, ottima per tavole e funzioni, poca flessibilità.
- Macchina Analitica: generale, con componenti equivalenti a memoria, ALU e unità di controllo.
Perché non fu costruita? Per la stessa ragione per cui un motore da jet nel 1820 resta un sogno: tecnologia e finanza. Ma l’architettura è talmente avanti che oggi possiamo riconoscerla a colpo d’occhio: separazione tra dati e istruzioni, memoria intermedia, input/output a schede. È la storia dell’informatica che sbuca in anticipo, come un ospite arrivato prima che tu abbia apparecchiato.
Ada Lovelace: un algoritmo senza elettricità (e senza IDE)
Ada Lovelace non si limita a raccontare la Macchina Analitica: nelle sue Note (più lunghe dell’articolo che traduce) descrive un algoritmo per calcolare i numeri di Bernoulli. Ma soprattutto capisce il punto: una macchina del genere, opportunamente programmata, può manipolare anche simboli non numerici (musica, testi). Tradotto: il software come concetto generale. Nessuna corrente, niente transistor, solo idee precise scritte dritto al cuore del problema.
Una parentesi tecnica (seria per 5 righe): perché tutto questo è già “informatica”
L’abaco introduce rappresentazioni e stati. I logaritmi comprimono l’operazione, trasformando prodotti in somme. Il regolo è un acceleratore analogico che incarna quelle trasformazioni. Le schede perforate separano istruzioni e macchina. La Pascalina e la ruota di Leibniz mostrano che le operazioni si meccanizzano. Babbage disegna un’architettura generale. Ada definisce il software come concetto. Se togli l’elettricità da tutto, resta la cosa più importante: la forma mentale dell’informatica.
Altri pezzi del puzzle (prima della corrente)
Dal progetto alla realizzazione: le ricostruzioni ottocentesche
Padre e figlio Scheutz (Svezia, metà XIX secolo) costruiscono una versione funzionante della Macchina Differenziale ispirata a Babbage. Non era un’Analitica, ma dimostra che certe idee non erano solo sogni. In seguito, ricostruzioni moderne della Differenziale n. 2 (progetto di Babbage) hanno dimostrato che i disegni erano tecnicamente corretti. A volte il mondo non ti frega le idee: semplicemente non ha gli strumenti per realizzarle ancora.
Aritmetica senza penna: perché serviva davvero
Per tasse e contabilità pubblica, per astronomia e navigazione, per l’artiglieria e l’ingegneria civile: ogni volta che errori e tempi di calcolo costavano denaro (o vite), qualunque strumento capace di ridurre la fatica mentale aveva valore. La storia dell’informatica nasce come economia dell’attenzione ante litteram: spostare lavoro dalla testa alla macchina, anche quando la macchina è di legno.
“Ok, ma senza elettricità dove pensate di andare?”
Fino a qui abbiamo camminato con leve, ruote e cartoncini. Il capitolo successivo entrerà nella sala macchine: teorie formali e, più avanti nella serie, corrente. Qui ci basta una cosa: capire che prima dell’elettricità esiste già una catena logica completa che giustifica tutto ciò che verrà dopo. Senza questi pezzi, anche accendendo la luce, non costruisci nulla di sensato.
Intanto, se al lavoro ti senti ancora come con l’abaco in mano ogni volta che apri un gestionale, facciamo pace con la modernità: chiamami. Ti porto dal legno al silicio senza farti rimpiangere i sassolini.
Miti da sfatare (piano ma decisi)
- “Ada Lovelace è leggenda.” No. Le Note esistono, l’algoritmo per i numeri di Bernoulli è lì. Il dibattito sul “primo programma” è filologico, non sminuisce la sostanza.
- “Babbage costruì un computer completo.” No. La Differenziale è stata ricostruita con successo in tempi moderni, l’Analitica restò su progetto. Il valore è nell’architettura.
- “Abaco = giocattolo.” Sbagliato. È una macchina di calcolo manuale con regole precise, veloce e affidabile se sai usarla.
- “Senza elettricità non è informatica.” Falso. Informatica è organizzazione dell’informazione e delle procedure: la corrente è un amplificatore, non l’essenza.
Zoom tecnico in più (per chi vuole davvero capirci qualcosa)
Prestiti e riporti: perché il sistema posizionale è un superpotere
Senza sistema posizionale (che mappa la posizione al valore) i riporti sarebbero una giungla. Con l’abaco – e poi con le ruote dentate – il passaggio da 9 a 10 diventa un evento meccanico prevedibile, non un incubo di cancellature. Questo è il motivo per cui la storia dell’informatica non è solo un racconto di macchine, ma di notazioni intelligenti.
Ingranaggi e tolleranze: il limite fisico del calcolo meccanico
Ogni dentatura deve essere precisa, altrimenti l’errore si accumula. L’attrito sottrae energia, le tolleranze fanno gioco, i materiali si dilatano con la temperatura. Tutto questo impone manutenzione e limita la complessità. Non è un caso se molte macchine furono più prototipi che prodotti: mancavano standard, filiere, lubrificanti “intelligenti”.
Schede perforate: codice su cartoncino
Le schede sono utili perché persistono e si possono riordinare. È la stessa idea che troveremo poi su nastro, su disco, su memoria. Cambia il supporto, resta il principio: istruzioni e dati viaggiano separati dalla macchina e possono essere archiviati, duplicati, versionati. Molto prima di Git, sì.
Perché questa roba antica ti cambia la giornata oggi
Perché ti dà gli occhiali giusti. Quando vedi un software che fa tre cose bene e dieci male, capisci che qualcuno ha progettato una Macchina Differenziale per un problema sbagliato. Quando trovi un sistema flessibile, stai vedendo un’ombra della Macchina Analitica. E quando ti rendi conto che cambiare “schede” (oggi: moduli, plugin, configurazioni) cambia il comportamento senza toccare il nucleo, stai rivedendo Jacquard. La storia dell’informatica non è nostalgia: è manuale d’uso del presente.
Fonti solide
- Abaco – principi e varianti storiche
- John Napier – logaritmi e “ossa”
- William Oughtred – il regolo calcolatore
- Joseph-Marie Jacquard – schede perforate per telai
- Blaise Pascal e Pascalina
- G. W. Leibniz e ruota di Leibniz
- Charles Babbage – Differenziale e Analitica
- Ada Lovelace – Note e algoritmo dei Bernoulli
Finale (senza lucine): la promessa del capitolo 2
Abbiamo costruito gli attrezzi, stabilito le regole e scritto il primo software con carta e inchiostro. Il prossimo passo della storia dell’informatica è portare tutto questo nel mondo delle idee formali e, subito dopo (nei capitoli successivi), nella sala macchine. Per ora restiamo al buio: qui, senza elettricità, è già nato quasi tutto ciò che conta.
Nel frattempo, se il tuo computer si comporta come una Pascalina inceppata al primo “riporto”, non farmi fare la fine di Babbage con i finanziatori: chiamami. Lo rimettiamo in riga senza bisogno di santi né schede di cartone.


