Capitolo 3 – Olivetti – Il sogno italiano

da | 19 Mar 2025 | Storia dell'informatica

Olivetti Programma 101 – Il sogno italiano che gli americani ci hanno rubato

Quando parli di storia dell’informatica ti vengono in mente Silicon Valley e venture capital. E invece, prima di garage californiani e maglioncini neri, c’era Ivrea: Olivetti. Un’azienda che ha inventato macchine da scrivere belle da svenire, un mainframe a transistor quando altri trafficavano ancora con valvole, e soprattutto l’oggetto che suona già come una leggenda: Olivetti Programma 101, il “calcolatore da scrivania” che, piaccia o no, è l’antenato diretto del PC casalingo. Gli americani se ne innamorano, il mondo lo compra, e noi… be’, noi vendiamo la divisione elettronica. Sipario (ma non del tutto).

Timeline rapida per non perdersi

  • 1950 – Lettera 22: la portatile che finisce al MoMA.
  • 1959Elea 9003: primo mainframe italiano interamente a transistor (e un Compasso d’Oro in bacheca).
  • 1959–1963 – Olivetti acquisisce Underwood, poi completa la fusione.
  • 1964 – Cessione della Divisione Elettronica a General Electric (nasce “Olivetti General Electric”).
  • 1964–1965 – Debutta Olivetti Programma 101 (Fiera di New York ’64; produzione dal ’65).

Adriano Olivetti: design, comunità e tecnologia con la testa alta

Adriano Olivetti guida l’azienda come un laboratorio sociale: industria, architettura, editoria, welfare aziendale. Non è solo una fabbrica: è una visione in cui la tecnologia serve le persone. Poi arrivano due scosse: l’acquisizione di Underwood (1959), enorme ma onerosa, e – poco dopo – la scomparsa improvvisa di Adriano (1960). Quel colpo si sentirà a lungo, anche sulle scelte elettroniche e finanziarie dell’azienda.

Adriano Olivetti ritratto – storia dell’informatica e visione aziendale italiana
ADRIANO OLIVETTI – L’IDEA CHE LA TECNOLOGIA DEVE SERVIRE LE PERSONE, NON IL CONTRARIO.

Lettera 22: quando una macchina da scrivere finisce al MoMA

La Lettera 22 (1950), disegnata da Marcello Nizzoli, diventa un’icona mondiale: compatta, portatile, elegante e robusta. Non è “informatica”, ma è il DNA di Olivetti: usabilità + bellezza. È nella collezione del MoMA a New York, ed è il manifesto che spiega perché a Ivrea il design non era un optional.

Olivetti Lettera 22 esposta al MoMA – storia dell’informatica italiana e design
LETTERA 22 – PRIMA CHE I PORTATILI FOSSERO DI MODA, C’ERA LEI.

Elea 9003: Italia, transistor e un mainframe da manuale

A fine anni ’50, mentre molti montano ancora valvole, Olivetti presenta l’Elea 9003 (1959): interamente a transistor, modulare, ergonomico, firmato dall’industrial design di Ettore Sottsass. Non solo funziona: è bello, umano, pensato per chi lo usa. Ne vengono installate decine; oggi sopravvive persino un esemplare funzionante in Toscana. E sì, quel progetto vince anche il primo Compasso d’Oro di Sottsass (1959).

IBM System/360 come contesto di mercato – mainframe anni 60
CONCORRENZA: IBM SYSTEM/360 – L’ERA DELLA “PIATTAFORMA” COMPATIBILE (1964).

Perché è importante

L’Elea 9003 dimostra che in Italia si può progettare elettronica seria e di punta. Olivetti non rincorre: anticipa. Nel frattempo, arricchisce il proprio know-how elettronico e di processo, gettando le basi per quello che, pochi anni dopo, si chiamerà Olivetti Programma 101. E mentre Olivetti sperimenta, IBM scommette tutto sulla compatibilità: System/360 (1964) istituzionalizza l’idea di famiglia di computer compatibili – un salto di business clamoroso.

Il colpo di scena: la Divisione Elettronica ceduta a General Electric (1964)

Dopo la morte di Adriano (1960) e di Mario Tchou (leader dell’Elea, 1961), pesa il macigno Underwood: debiti, impianti da ristrutturare, mercato difficile. Le banche impongono condizioni per nuovi prestiti: la Divisione Elettronica va venduta. Nel 1964 passa a General Electric e nasce la joint venture Olivetti General Electric. Decisione amara, ma storicamente documentata.

Olivetti Programma 101: il “personal” prima dei personal

Ed eccolo: Olivetti Programma 101 (P101), progettato da Pier Giorgio Perotto e presentato a New York nel 1964 (produzione dal 1965). È un desktop programmabile “tutto in uno”: tastiera, logica, stampantina integrata, schede magnetiche riscrivibili per salvare e caricare i programmi, memoria a linea di ritardo magnetostrittiva (un filo di nichel dove “viaggiano” impulsi acustici). Non ha monitor, ma è capace di automatizzare sequenze di calcolo e conservarle su carta magnetica. Vende decine di migliaia di unità, soprattutto negli USA.

Olivetti Programma 101 – primo desktop programmabile con schede magnetiche
PROGRAMMA 101 – PICCOLO, PROGRAMMABILE, CON SCHEDE MAGNETICHE. SEMBRAVA FANTASCIENZA NEL 1965.

“Ma l’ha usato davvero la NASA?”

Sì: documenti e testimonianze indicano che la NASA acquistò più unità di Olivetti Programma 101 e le usò per attività di calcolo legate ad Apollo 11 (pianificazioni, traiettorie, mappe lunari), perché era portabile, programmabile e pratico sulla scrivania. Non un “computer di bordo”, certo, ma un attrezzo da lavoro potente per gli ingegneri.

Perché “personal”, davvero

La P101 non pretende un data center: si mette su una scrivania. Ha programmi su supporti scambiabili, logica di controllo semplice ma efficace, un design (di Mario Bellini) che non intimorisce l’utente. È informatica umana, prima ancora che “domestica”.

Perché non siamo diventati la Silicon Valley dell’Europa (senza piangere)

  • Timing: l’Elea era avanti, ma la vendita della Divisione Elettronica (1964) taglia le gambe alla corsa “big iron”.
  • Finanza: Underwood costò carissima (debiti, ammodernamenti), drenando risorse strategiche.
  • Strategia globale: IBM System/360 standardizza compatibilità e piattaforma; una mossa “bet-the-company” che cambia le regole del gioco.

Miti da chiarire (così non litighiamo nei commenti)

  • “Programma 101 è il primo PC della storia.” Dipende dalla definizione: è uno dei primissimi desktop programmabili all-in-one, ma non un “personal computer” nel senso moderno. Classificarla come “programmable desktop calculator” è storicamente corretto, senza toglierle il primato concettuale.
  • “Gli americani ci hanno rubato tutto.” La realtà è meno romanzesca: ci sono scelte industriali e pressioni finanziarie che portano alla cessione a GE, non un furto con destrezza.
  • “Design = fronzoli.” In Olivetti il design è ergonomia + interazione: l’Elea e la P101 sono pensati per l’umano, non per il tecnico di laboratorio.

Zoom tecnico (poco fumo, molto arrosto)

Elea 9003, tutto a transistor

Perché è un salto? Più affidabilità, meno calore, moduli sostituibili, layout degli armadi orientato alla manutenzione. È anche una lezione di interfaccia fisica: cavi, armadi e operatori convivono senza fare guerra.

Programma 101: memoria “a suono” e card magnetiche

La linea di ritardo magnetostrittiva fa scorrere impulsi acustici in un filo di nichel: numeri e istruzioni “viaggiano” finché non vengono letti o riscritti. Le schede magnetiche permettono di portarsi dietro i programmi (e duplicarli): è la versione ’60 di “ho messo tutto sulla chiavetta”.

Eredità: dall’orgoglio al presente (senza lacrime)

Oggi, quando configuri un gestionale con moduli diversi, stai ripetendo Jacquard; quando scegli una piattaforma compatibile, stai rileggendo System/360; quando pensi al “computer per le persone”, stai guardando la Olivetti Programma 101. L’Italia ha avuto in mano pezzi di futuro e, per un tratto, li ha pure guidati.

Se la tua azienda ha un “Elea” parcheggiato (leggi: server e processi anni ’90 invecchiati male), ti porto in 2025 senza drammi: chiamami. Facciamo pace tra design, performance e portafoglio.